Lettera di saluto di Don Roberto Farruggio

Carissimi,
quanta strada insieme in questi 19 anni…

 

“Voi ricordate, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio.

Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile.

Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti.” (1Ts 2, 9-13)

 

Rendo grazie a Dio, che nel suo infinito amore mi ha chiamato ad essere Sacerdote, affidandomi il più grande dono che si possa affidare ad un uomo.

Grazie mia amata e indimenticabile comunità di Maria SS. di Costantinopoli!
Mi avete accolto come fratello, figlio e padre…

Sei stata la mia prima Comunità come Parroco, ed è vero: il primo amore non si scorda mai!

Con voi ho imparato ad essere Parroco, ad essere Pastore, ad essere Padre… Ad essere dono!

 

Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 5,29). Questa affermazione di San Pietro è basilare nella vita di ogni cristiano e per un Sacerdote ancor di più, perché noi sacerdoti siamo chiamati ad imitare Gesù Cristo povero, casto e obbediente. L’obbedienza è uno degli aspetti che rende il Sacerdote alter Christus, un altro Cristo. Nel giorno dell’Ordinazione Sacerdotale il Vescovo chiede all’ordinando: “Prometti a me e ai miei successori filiale rispetto e obbedienza?”, e l’ordinando risponde: “Sì, lo prometto”. Nella realizzazione di questa promessa si realizza il comandamento di Gesù «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15) attraverso l’invio del Vescovo. Anche il Vescovo stesso è mandato per obbedienza.

L’obbedienza, nella vita cristiana, non è un atto di coercizione a cui sottostare ma una scelta di vita da assumere nella quale si diviene come Gesù, si assume la misura di Cristo.

Nella visione biblica l’obbedienza è inscindibile dalla libertà: solo nella libertà si può obbedire, e solo obbedendo in Cristo si entra nella pienezza della libertà. Nell’obbedienza, dunque, c’è la vera libertà, il vero coraggio di un uomo di Dio.

L’obbedienza — insegna Papa Francesco — tante volte ci porta per una strada che non è quella che io penso che deve essere: ce n’è un’altra, l’obbedienza di Gesù che dice al Padre nell’orto degli ulivi “si faccia la tua volontà”. Così facendo Gesù obbedisce e ci salva tutti. Dunque si deve essere pronti a obbedire, avere il coraggio di cambiare strada quando il Signore ci chiede questo. E per questo chi obbedisce ha la vita eterna; e chi non obbedisce, l’ira di Dio rimane su di lui”.

Se non avessi obbedito nell’andare, dunque, avrei tradito il mio “si” sacerdotale, avrei tradito l’essere vostro Parroco e Pastore, avrei tradito la testimonianza che come padre, fratello e amico debbo dare, a tutta la comunità e a ciascuno di voi.

Grazie a voi giovani! Mi avete scelto come punto di riferimento,
come padre e amico, come consigliere e fratello, come colui che indica la strada della vita.

Aveva ragione San Giovanni Paolo II: “Se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane.” Così, anche se son passati gli anni, la mia gioventù si è conservata, anzi, si è moltiplicata: la mia gioventù siete stati voi, la vostra vicinanza, la vostra amicizia, la vostra condivisione, le vostre confidenze. Quanti colloqui e quanta indescrivibile ricchezza!

Nel cuore dei giovani c’è l’oceano della grazia! La gioventù è una ricchezza preziosa, non sciupatela! Non è vero che passa, se è vissuta a pieno resta per sempre. Seguite sempre Gesù! Lui vi chiama e vi ama, ha bisogno di voi! Seguitelo in tutto ciò ciò che vi chiede, dite “si” al progetto che ha su ciascuno di voi. “Cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione e la vostra elezione. Se farete questo non inciamperete mai” (2Pt 1,10), e vivrete a pieno la vostra giovinezza, facendo germogliare i semi divini che copiosamente Cristo ha messo a dimora nella vita di ciascuno di noi. Solo Cristo è la realizzazione di tutta la felicità che sognate! Non fatevi mai abbagliare dai surrogati di contentezza che la mondanità vi offre, premendo su ciò che è più debole ma anche più prezioso. Essa tenta di sedurvi con la facile ricchezza o le scorciatoie della corruzione, che minacciano il vostro desiderio di futuro; con la sessualità consumistica, che rovina la vostra affettività; con il divertimento a tutti i costi, che fa perdere ciò che ci fa essere realmente umani, il controllo di sé; con le tante ideologie che spengono la sete di verità. “La nostra civiltà, che pur registra tanti aspetti positivi sul piano sia materiale che culturale, dovrebbe rendersi conto di essere, da diversi punti di vista, una civiltà malata, che genera profonde alterazioni nell’uomo. Perché si verifica questo? La ragione sta nel fatto che la nostra società s’è distaccata dalla piena verità sull’uomo, dalla verità su ciò che l’uomo e la donna sono come persone” (San Giovanni Paolo II). Tocca a voi, cari giovani, essere quelle “sentinelle del mattino” (cfr Is 21,11-12) con il desiderio ardente di “annunziare a tutti che Dio ama gli uomini” (At 20,24) e che desidera per noi un mondo di giustizia, di amore e di pace rendendoci costruttori di questo mondo.

Cristo è la nostra gioventù: seguitelo con tenacia e perseveranza, siate generosi alla sua chiamata, qualsiasi sia la strada che vi prospetta, e resterete giovani! Diventerete uomini e donne, con la maturità dell’età ma con il cuore sempre giovane.

 

Grazie a voi tutti cari bambini! Grazie alla vostra curiosità, alle vostre domande, al vostro ascolto, ai vostri sorrisi, alla vostra vivacità…

Ogni carezza che ho potuto donarvi ricordatela sempre come una
carezza di Dio!

Un autore francese, Antoine de Saint-Exupéry, scrisse: “Tutti gli adulti sono stati dei bambini, ma pochi di loro se lo ricordano.” La vostra bellezza ha tenuto vivo in me il ricordo dell’essere bambino, la capacità di guardare avanti allargando tutto con il sogno. Non per nulla Gesù ci ha detto: “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come un bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.” (Mt 18,1-4). Si, cari bambini! Mi avete insegnato l’essenzialità dell’essere piccoli, necessaria per entrare nel Regno dei Cieli.

I bambini – scrisse una grande pedagoga, Maria Montessori – sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando.

Quante meravigliose intuizioni sono venute fuori dai nostri dialoghi! Mi avete ascoltato, e anch’io vi ho ascoltato, scorgendo in voi il volto di Gesù.
Siate sempre amici di Gesù, cari bambini, cercate sempre di ascoltarlo e di fare quanto Lui vi dice: dove c’è Gesù c’è la vera gioia!

 

Grazie a tutti gli adulti! Mi avete seguito e ascoltato affidandomi il cammino di ciò che vi è più caro: i bambini e i giovani.

Grazie per la vostra presenza numerosa e appassionata alle celebrazioni, alle catechesi, alla Lectio Divina, alle Adorazioni Eucaristiche e alle Preghiere, ai Corsi Biblici! Quanti volti, quanti cuori!

Non smettete mai di voler crescere come discepoli e testimoni del Signore, per riscoprire e sperimentare la bellezza della verità e la gioia di essere cristiani.
È difficile, lo so, nel mondo odierno essere cristiani! Oggi come sempre, il cristiano è chiamato ad andare controcorrente. Non mancano le persecuzioni, oggi come in altri tempi della storia, e in alcune parti del mondo fino al martirio di sangue. A noi, forse, non è chiesto il sangue, ma la fedeltà radicale a Cristo, si! Nella nostra Europa, viviamo un tempo di persecuzione culturale che mette in crisi chi vuol vivere la serietà della fede, in un clima di estrema relativizzazione della vita morale e di forte emergenza educativa. Non dimenticate mai: “Una luce si è levata per il giusto, gioia per i retti di cuore” (Sal 96,11). La luce vera è Cristo, Lui solo è la gioia e la pace del nostro cuore smanioso. Solo Cristo sa cosa veramente è bene per noi, solo Lui conosce i desideri e i sogni del nostro cuore, anzi, li conosce più profondamente di noi stessi. Sia il Vangelo, sempre, a scandire i passi della vostra vita, perché la gioia di Cristo sia in voi e la vostra gioia sia piena. (cfr. Gv 15,11). Continuate ad accogliere sempre l’invito di Gesù inciso sulla grande statua davanti al campanile: Venite ad me omnes! Venite a me tutti!

I nomi di tutti i membri di questa Parrocchia inseriti nel Cuore di Gesù nel 2010, sono il segno di una comunione che va oltre i tempi e i luoghi: l’amicizia in Cristo è per sempre!

 

Grazie alle associazioni, ai movimenti e ai gruppi di questa Parrocchia ricca di carismi: con voi abbiamo scrutato le meraviglie di Dio, scalando le altezze più intense dell’Amore di Dio!

Grazie per la ricerca, per la passione, gli incontri settimanali, i ritiri, i campi scuola, le feste… Quanti ricordi! Non voglio che siano nostalgici, ma desidero che siano le consolazioni impresse nel cuore per continuare instancabilmente la scalata verso le vette più alte dell’Amore, che è Dio!

Non arrendetevi mai: La formazione sia sempre via privilegiata, perché ci dona la forma di Cristo per essere in ogni ambiente luce del mondo e sale della terra; il servizio sia sempre il tratto distintivo che testimonia quanto amate il Signore; l’amore per la Chiesa sia l’amore per questa vostra famiglia, la casa che Dio vi ha costruito per poter vivere e portare a tutti l’entusiasmo del Vangelo; una vita personale sobria e obbediente per essere lievito che fermenta tutta la massa: la Chiesa e la società.

Grazie! Perché con voi ho condiviso la passione apostolica!

 

Grazie ai Catechisti, preziosi per la trasmissione della fede.

Un catechista è colui che ha la coscienza di aver ricevuto un dono speciale, il dono della fede e desidera condividerlo con gli altri. Il catechista è un missionario, cioè un mandato dalla Chiesa, per annunciare e aiutare a crescere nel Vangelo. Siate sempre generosi in questo impegno, non riducendolo mai a qualche ora di impiego limitato al gruppetto affidatovi, ma il vostro servizio sia sempre un dono del tempo per Dio e la Sua Chiesa.

Il servizio catechistico richiede passione, sacrificio e impegno che scaturiscono da una seria formazione, da un inserimento pieno nella vita parrocchiale, dalla preghiera, dalla familiarità con la Scrittura e dalla frequenza dell’Eucaristia. Nel vocabolario di un catechista non dovrebbe mai esserci l’espressione: “non ho tempo”.

Vi raccomando di crescere sempre di più in generosità, perché l’annuncio del Vangelo ha bisogno di persone generose, capaci di mettere Cristo al di sopra di tutto nella propria esistenza.

 

Grazie ai Ministranti, grandi e piccoli! Senza di voi la Liturgia è meno bella! La vostra presenza è una lode più grande a Dio!

Grazie per l’impegno e la perseveranza.

Servite con generosità Gesù nella Liturgia, è un compito importante che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore. Crescete nell’amicizia profonda con Lui.

È un dono grande di Dio l’essere ministranti, svolgetelo con amore e con fedeltà. Comunicate a tutti la bellezza di servire Gesù diventando così suoi annunciatori tra i vostri coetanei. Mettetevi in ascolto di Dio con la generosità che distingue il ministrante, ripetendogli sempre: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3,10).
Grazie al Coro, che ci aiuta a pregare con la bellezza del canto, secondo l’insegnamento di Sant’Agostino: “Chi canta prega due volte”.

Il canto sacro è parte necessaria e integrale della liturgia solenne” (Costituzione del Concilio Vaticano II Sacrosanctum Concilium, 112).

Il canto riesce ad esprimere e a far comprendere ciò che le parole da sole spesso non riescono. Meditate ciò che cantate unendolo alla formazione nei vostri gruppi, alla preghiera e alla carità vissuta, per fare della vostra vita un canto di lode a Dio.

 

Grazie alla Caritas! “Che cos’è una comunità senza carità fraterna? Un purgatorio o meglio un inferno anticipato” (Beato Giuseppe Allamano).

Con un impegno instancabile abbiamo cercato insieme a tutte le realtà parrocchiali in questi anni, di portare “il paradiso della carità” a  coloro che il Signore ha messo sul nostro cammino, senza guardare da dove provenivano e né dove abitavano.

Abbiamo cercato di essere mano provvidente di Dio per tanti che vivono accanto alle nostre case ma anche per quanti più lontani il Signore ci ha fatto conoscere, in Burkina Faso, ma in particolare nelle missioni in India.

Sempre “esercitate la carità, ma esercitatela con entusiasmo” (San Giuseppe Benedetto Cottolengo).

 

Grazie a ciascuno, uno per uno, che con animo generoso e fedele, vi siete messi al servizio della Comunità Parrocchiale per il bene comune e la gloria di Dio: membri di segreteria, della commissione festeggiamenti, delle associazioni culturali, addetti alla sagrestia, al decoro della Chiesa, operatori tecnici… “Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune. Ora il corpo non risulta di un membro solo, ma di molte membra.” (1Cor 12, 4-7.14). Non tralasciate mai di “curare sempre la vostra vita spirituale, il vostro rapporto con Dio, perché questa è la colonna vertebrale di tutto ciò che facciamo e di tutto ciò che siamo. Un cristiano che non si nutre con la preghiera, i Sacramenti e la Parola di Dio, inevitabilmente appassisce e si secca; curare i vostri rapporti con gli altri, trasformando la fede in vita e le parole in opere buone, specialmente verso i più bisognosi; curare il vostro parlare, purificando la lingua; curarsi dall’invidia e dai sentimenti negativi che divorano la nostra pace interiore e ci trasformano in persone distrutte e distruttive; curarsi dal rancore che ci porta alla vendetta, dalla pigrizia che ci porta all’eutanasia esistenziale, dal puntare il dito che ci porta alla superbia e dal lamentarsi continuamente che ci porta alla disperazione. Piuttosto, chiedere al Signore la saggezza di saper mordersi la lingua a tempo, per non dire parole ingiuriose, che dopo ti lasciano la bocca amara” (Papa Francesco). L’immagine bellissima del “corpo fatto di molte membra” che ci dona San Paolo (cfr. 1Cor 12, 12-31) fa vedere bene ciò che abbiamo voluto costruire e sperimentare in questi anni insieme: una comunione d’amore!

Grazie a tutti! Dio vi benedica sempre per la vostra generosità!

 

Grazie anche a qualcheduno che in questi anni si è voluto porre in contrasto con me, chi a tratti, chi per un certo tempo: mi avete dato la possibilità di rafforzarmi nel ministero, nella perseveranza della fede, nella pazienza e nella testimonianza. “Il discepolo è testimone, soprattutto testimone della resurrezione di Cristo… Certo, la testimonianza cristiana è una testimonianza che va incontro a difficoltà, una testimonianza che diventa martirio, infatti testimonianza in greco si dice “martyrion”. Dalla testimonianza al martirio il passo è breve, anzi è proprio questo che dà valore alla testimonianza. San Matteo ci riferisce le parole di Cristo: «Sarete felici quando vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male di voi per causa mia; rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (cfr. Mt 5,11-12). Per il discepolo testimone è proprio quello il segno più vero che la sua testimonianza è una testimonianza valida.” (Beato Pino Puglisi)

 

Un grazie speciale a voi, Seminaristi di questa Parrocchia, e a voi che in ricerca vi state orientando verso un dono più grande al Signore!

Siete i fiori profumati del mio ministero sacerdotale, un dono speciale di Dio!
I frutti più dolci di questo giardino di delizie!

Non scoraggiatevi mai di fronte alle difficoltà e ai dubbi; fidatevi di Dio e seguite fedelmente Gesù e sarete i testimoni della gioia che scaturisce dall’unione intima con lui. Ad imitazione della Vergine Maria, che le generazioni proclamano beata perché ha creduto (cfr Lc 1,48), impegnatevi con ogni energia spirituale a realizzare il progetto salvifico del Padre celeste, coltivando nel vostro cuore, come Lei, la capacità di stupirvi e di adorare Colui che ha il potere di fare “grandi cose” perché Santo è il suo nome (cfr Lc 1,49).” (Papa Benedetto XVI).

 

A tutti e a ciascuno di voi, mia amata Parrocchia di Maria SS. di Costantinopoli:
Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi. (1Ts 3, 12-13)

Il vostro Parroco…
fratello

Don Roberto Farruggio

 

Nocera Superiore, 7 Settembre 2017

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